Il ritorno dell’UTMB: da ieri si corre la Petite Trotte à Léon, il 28 Sur le traces des Ducs de Savoie, il 30 la Courmayeur-Champex-Chamonix e l’Ultra Trail Mont Blanc.

Di GIANCARLO COSTA ,

Dawa Sherpa, il recordman dell'UTMB, all'arrivo della TDS 2012
Dawa Sherpa, il recordman dell'UTMB, all'arrivo della TDS 2012

Di Luca Casali

È nato tutto da lì. Quando nel 2003 madame e monsier Poletti vollero far correre intorno al Monte Bianco gli amanti della montagna dovettero coniare un nuovo termine: Ultra. La parola Trail non bastava più. Gli diedero ragione in 722, quelli che si presentarono a Chamonix per correre.  

Quarantasei ore per percorrere 100 miglia (168 chilometri) con 9.600 metri di dislivello. Arrivano in 67 e l’idea dei Poletti prese il volo. Tanto che The North Face (uno dei brand leader nell’attrezzatura di montagna) ci mise il marchio, a nominare la gara. Un’onta per gli sciovinisti francesi; una manna per i Poletti. La loro creatura poteva decollare da sola.  

Oggi l’Ultra (com’è chiamata in gergo) vale una carriera. Chi la vince diventa un re. Guarda caso chi ha più corone è Kilian Jornet Burgada, che anche qui ha un primato: è stato l’unico a vincerla tre volte, la prima nel 2008, la seconda nel 2009 e la terza nel 2011. La ciambella non gli è proprio venuta con il buco perché il record di velocità appartiene a Dachhiri Dawa Scherpa, primo vincitore in 20 ore e 5 contro le venti ore e 36’ di Burgada (ndr. anchè perchè nel frattempo il percorso è stato allungato in km e dislivello). Poi, però, c’è un italiano a fare da principe: Marco Olmo, il piemontese di Robilante che anziché fare il nonno vola sulle montagne degli Ultra e vince (nel 2006 e nel 2007, a 58 anni). Ma l’Ultra Trail du Mont Blanc è rimasta vera, non ha ceduto allo spettacolo. Chi porta a termine una dei quattro percorsi è come se avesse vinto un campionato del mondo.  

Il programma è iniziato lunedì. Alle 22 la Petite (eufemismo tutto francese) Trotte à Léon, 290 chilometri per 22 mila metri di dislivello: un raid a squadre di 2 o 3 trailer senza classifica con tempo massimo di 138 ore. Mercoledì 28 tocca a Courmayeur ospitare la partenza della Tds («Sur le traces des Ducs de Savoie»), 119 chilometri per 7.250 metri di dislivello con partenza alle 7 del mattino, 1.500 iscritti, e tempo massimo di percorrenza di 33 ore. Pausa (ma solo con le partenze) fino a venerdì 30, il grande giorno.  

Da Courmayeur parte alle 9 la CCS (Courmayeur-Champex-Chamonix), 100 chilometri e 5.950 metri di dislivello con 1.900 trailer al via e tempo massimo di 26 ore. A Chamonix bisogna aspettare fino alle 16,30 per veder partire i 2.300 dell’Ultra, la gara madre. I numeri totali sono da cardiopalma: sette vallate interessate, 71 ghiacciai e 400 cime avvistabili. Il Monte Bianco plasma percorsi e partenze un po’ dappertutto.  

Il polo è Chamonix, l’organizzazione è francese ma gli svizzeri e, soprattutto, gli italiani sono coinvolti: Courmayeur ospita due partenze e il legame tra Alessandra Nicoletti, Ermanno Pollet e Renato Jorioz e i Poletti è molto forte, nato con la prima edizione.  

Quest’anno non ci sono favoriti, né tra i maschi, né tra le femmine. In pole position lo spagnolo Miguel Heras, che senza il ruolo di lepre per Iker Karrera (al via del Tor) e per Kilian Jornet Burgada potrà pensare solo a se stesso. Dovrà vedersela con il francese Julien Choriez (che ha dominato la gara più dura dell’anno, la Ronde dels Cims). Può puntare al podio anche l’americano che corre a petto nudo Anton Krupicka. Lizzy Hawker è inglese e la regina dell’Ultra con cinque vittorie ma sono in tante a volerla spodestare. Su tutte Francesca Canepa, 43 anni, dominatrice del Tor e della Ronde. «Quest’anno mi è riuscito di tutto - dice - e non mi pongo limiti».  

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa



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