Il presidente Fidal Piemonte Maurizio Damilano fa il punto su anno di attività

Di MARCO CESTE ,

Maurizio Damilano
Maurizio Damilano

E' inline il nuovo numero, quello di novenbre 2011, di Piemonte Atletica, il periodico telematico della Fidal Piemonte. Come sempre grande attenzione a tutte le attività dell'atletica piemontese: dalla pista alla strada, dai salti ai lanci, dalle manifestazion di livello nazionale a quelle di livello internazionale.

Prima di affrontare trutti questi argomenti, Piemonte Atletica viene aperto da un interessante editoriale del presidnete Fidal Piemonte Maurizio Damilano, che traccia il bilancio di un anno di attività:

Siamo al termine di una stagione importante per il nostro movimento sotto molti punti di vista.
Un anno che ha messo in luce tanti giovani che hanno brillato a livello internazionale, nazionale e anche regionale, perché non vorrei mai dimenticare che il nostro movimento cresce e si forma soprattutto nell’attività regionale.
E’ però un anno che ci invita a riflettere. Un anno che termina con una crisi sociale importante. Ci pone di fronte un futuro meno chiaro, che mette in discussione tante certezze del passato sotto il profilo delle risorse: quelle pubbliche in primis, perché quelle private sono già da tempo ridotte al lumicino. E se questo è un problema per l’organo istituzionale, altrettanto, e forse in alcuni casi ancor più evidente, lo è per quello societario. L’atletica si sta anche trasformando e probabilmente in questi anni si è dato poco peso a questa trasformazione. E’ evidente che l’atletica si sta sempre più identificando con uno sport individuale a tutti i livelli. E’ vero che in fondo lo è sempre stato uno sport individuale, ma è altrettanto vero che era ben appoggiato su di un sistema societario definito.

Oggi il sistema societario sta tenendo a livello giovanile (per intenderci sino alle categorie allievi) poi diventa tutto difficile e complicato. Ecco perché è importante riflettere. Riflettere sul sistema atletica. Riflettere sulla differenza di mentalità ed approccio all’attività tra “strada” e “pista”. Riflettere sull’idea individualista di chi fa atletica.

Riflettere sulla necessità di non perdere ulteriore terreno e quindi di guardare a forme di solidarietà interna che sostengano le azioni di promozione e di sviluppo dell’attività giovanile. Riflettere sulle forme organizzative. Riflettere sul nostro futuro. Io personalmente non temo questa trasformazione, perché la considero figlia di un cambiamento della nostra società che negli ultimi decenni ha cambiato il volto all’agonismo, portandoci, a volte senza accorgercene, a una netta divisione tra l’idea “professionistica” dello sport e quella personale e sociale.

Ma dobbiamo proporre cose nuove, più adatte alle aspettative della gente, e nello stesso tempo difendere ciò che è tradizione. Questo non è facile. Lo so e, penso, lo sappiamo tutti. Dobbiamo però unire le forze ancor di più e leggere nella realtà del momento le soluzioni del futuro. La parte economica ha ed avrà un peso sempre maggiore per riuscire a sostenere il nostro ruolo di disciplina leader.

Ciò significa che tutti dovremo “pagare” qualcosa in più (il termine pagare non sempre significa soldi diretti, si può fare economia anche con idee vincenti, con soluzioni adeguate e che portano sviluppo) per ottenere ciò che è nelle attese di tutti. Credo che questo processo di verifica debba mettere in moto innanzitutto il livello nazionale. Ci vogliono meno norme, meno regole e restrizioni, ma ciò che deve governare l’attività deve essere chiaro, semplice da capire, fatto rispettare e suddiviso con intelligenza. Anche le manifestazioni debbono essere ridotte. Deve crescere la qualità, e si deve difendere ciò che è di ambito istituzionale o finalizzato agli obiettivi istituzionali.

Deve avere peso la leadership federale in tutto ciò che è atletica e a tutti i livelli, ma è necessario separare questa leadership tra i singoli obiettivi ed attese di chi fa atletica. Quindi grande attenzione a tutto, ma da un lato c’è ciò che è funzionale agli obiettivi olimpici e mondiali della Federazione (e in ciò rientra anche l’atletica giovanile che è la risorsa per costruire il futuro internazionale), e dall’altro l’atletica più individualista, quella sociale, quella dell’appassionato che vuole praticare, quella degli organizzatori. Non mi scandalizza pensare che deve crescere e farsi strada un’anima commerciale anche nella Federazione.

Quest’anima deve però aver ben chiaro che ogni “profitto” deve essere investito per ottenere quei risultati che fanno forte l’atletica, a partire dall’avere maggiori risorse per formare i tecnici, per sostenere il movimento giovanile e chi lavora sul territorio in questo settore, per incentivare i campioni, per stimolare le promesse, per migliorare l’immagine dell’atletica. E, perché no, per sederci al tavolo dello sport con un maggiore peso. E’ un problema di modello la riflessione che dovremo fare, e che si impone di fare.

Una conclusione che guarda all’atletica piemontese corsa, saltata, lanciata e marciata la debbo però fare. Sarebbe poco comprensibile, dopo aver invitato alla riflessione, non dare spazio proprio alla speranza. E la nostra speranza è una bella certezza, quella che si è evidenziata a Jesolo. Dico che si è evidenziata, perché ha sorpreso molti, ma non noi. Noi sapevamo di aver impostato da alcuni anni un progetto tecnico adeguato e sostenuto.

E questi Campionati Italiani individuali e per Regioni cadetti ce lo ha confermato. E’ il frutto del lavoro di tutti. Senza la determinazione e l’abnegazione di tutto il settore tecnico non sarebbe stato possibile. Senza l’impegno delle Società sportive e dei tecnici sociali sarebbe stato impossibile. Senza l’organizzazione federale e il lavoro di tutti gli addetti operativi certamente più complicato.

Un quarto posto finale nella classifica per Regioni (e che avrebbe potuto essere anche un terzo posto se alcune decisioni regolamentari non ci avessero tolto qualcosa) che è il meglio da noi ottenuto negli ultimi decenni. A tutto ciò si deve aggiungere una vittoria nel singolo settore salti, a conferma di un lavoro d’insieme. Bravi tutti, e bravi a Federico Tontodonati e Nadia Ejjafini. Il primo riporta in Piemonte un titolo italiano assoluto che mi sta molto a cuore.

Era dall’epoca (e quando si dice epoca è evidente che parliamo di qualcosa di datato se non antico) di un certo Maurizio Damilano che non succedeva più che un piemontese riportasse un titolo assoluto nella marcia.

A livello femminile Giordano, Perrone e Rigaudo ci avevano dato continuità, ma pur sempre vestendo maglie di società non piemontesi.

La seconda porta nella nostra regione un titolo in mezza maratona condito da record italiano e anche lei vestendo i colori di un sodalizio piemontese.

Ecco perché sono importanti i risultati di Federico e Nadia: perché sono una vittoria societaria, di club che hanno mantenuto in Piemonte atleti di talento e hanno permesso loro di crescere.

Vittorie e risultati che ci aiutano a riflettere.

Maurizio Damilano - Presidente Fidal Piemonte



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