PSICOLOGIA DELLO SPORT: LA GARA

Di ALBERTO ,

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Si provi a chiedere ad un atleta qual è stata la sua prestazione migliore. Si scoprirà (e la sorpresa non sarà solo dell'intervistatore) che egli di quella gara ricorda praticamente tutto. La data, l'orario, la città, il campo da gioco, le condizioni atmosferiche, gli avversari, la giuria, ma soprattutto le sensazioni interne.

 Quelle sensazioni positive che il proprio fisico gli "rimandava" e che hanno preceduto e accompagnato una grande prestazione, si noterà, sono state "scolpite" nella memoria. L'atleta, probabilmente non se ne è nemmeno accorto, ma da quel fatidico giorno qualcosa dentro di lui è cambiato, cambiato in positivo. Nel momento della sua prestazione migliore (Peak Performance) ha sperimentato delle sensazioni interne così diverse, coinvolgenti e particolari che hanno reso quella esperienza di gara diversa da tutte le altre. Se l'atleta racconta che tutto era facile, naturale, automatico, piacevole, che il tempo era sembrato fermarsi, molto probabilmente, durante quella competizione egli è andato incontro ad uno stato di Flow; per tale motivo, la sua mente ha "deciso" di fissare per sempre quei momenti assieme a quelli immediatamente precedenti o successivi l'evento. Lo stato di Flow può essere definito come l'esperienza ottimale in cui si è così immersi in ciò che si sta facendo, che tutto il resto sembra non avere importanza. E' un esperienza estremamente entusiasmante, fonte di soddisfazione e motivazione profonda. E' caratterizzato da un equilibrio tra sfida ed abilità (la sfida deve essere difficile, ma realizzabile), unione tra azione e coscienza (si agisce nel momento stesso in cui si pensa di agire), mete chiare (in gara l’atleta ha sempre chiaro l’obiettivo da raggiungere in quello specifico momento di gioco), feedback immediato (l’atleta riceve tutte le informazioni utili alla gara in tempo reale), concentrazione sul compito (l’atleta pone attenzione solo su ciò che è rilevante per lo svolgimento del compito), senso di controllo (l’atleta ha la percezione di massimo controllo su ciò che avviene senza dispendio di energie), perdita della autoconsapevolezza (all’atleta non interessa in quel momento il proprio giudizio sulla gara né il giudizio altrui), destrutturazione del tempo (si ha la percezione che la gara sia durata molto meno o molto più del dovuto), esperienza autotelica (grande senso di piacere durante l’azione di gioco). Appare chiaro, a questo punto, come uno degli obiettivi principali della preparazione mentale sarà quella di ricreare tutte quelle condizioni psicologiche affinché l'atleta possa ri-sperimentare uno stato di Flow con la conseguente maggior probabilità di effettuare una nuova Peak Performance.

Dr. Salvo Russo
Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicologia dello Sport
www.psicologiasportiva.it  email:psicologiasportiva@psicologiasportiva.it