Il Presidente della FIDAL Alfio Giomi: “Nessun atleta dell'atletica italiana è stato trovato positivo ad un controllo antidoping: di cosa parliamo?”

Di GIANCARLO COSTA ,

Il Presidete della Fidal Alfio Giomi (foto fidal/Colombo)
Il Presidete della Fidal Alfio Giomi (foto fidal/Colombo)

"Nessun atleta dell'atletica italiana è stato trovato positivo ad un controllo antidoping: di cosa parliamo?". Queste le parole con cui il presidente FIDAL Alfio Giomi ha aperto la conferenza stampa convocata ieri a Roma a seguito delle risultanze del lavoro della Procura Antidoping NADO Italia sul caso degli atleti coinvolti nell'inchiesta "Olimpia". "L'immagine di un'atletica italiana travolta dal doping è inaccettabile. Noi non siamo questo. Questa Federazione, di cui sono presidente dal 2 dicembre 2012, è in prima linea nella lotta al doping. Pensate alla carta etica che dal 2013 devono sottoscrivere tutti gli atleti che vestono la maglia azzurra; pensate alla norma che abbiamo varato per escludere da qualsiasi supporto federale un atleta al secondo controllo mancato. Stiamo, inoltre, promuovendo un apposito progetto nazionale per sensibilizzare i giovani su questa importante tematica".  

"Non ero io alla guida della Federazione nel periodo 2011-2012, a cui si riferiscono i fatti - aggiunge il presidente della Federatletica -, ma ho ribadito più volte che ci fosse un sistema che non funzionava. Non ci sto che gli atleti siano vittime di tutto quello che si è scatenato. Ora è importante che la giustizia sportiva faccia il suo corso. La Federazione, da parte sua, metterà a disposizione degli atleti deferiti la consulenza legale dell'avvocato Guido Valori. Tutti gli azzurri coinvolti per noi restano nella nostra "Road to Rio 2016" perchè non ci sfiora nemmeno l'idea che possano essere condannati. Ho avuto modo di sentirli in queste ore e porto dentro di me la rabbia di ciascuno di loro. L'atletica italiana è insieme ai suoi atleti ai quali non verrà mai resa giustizia perché fra due mesi quando verranno assolti sui media ci sarà forse un decimo dello spazio di oggi.  

Fiducia nell'operato della Procura. Sulla questione, dal mio punto di vista, vale quanto già detto oltre un anno fa, il 18 settembre del 2014''

Il presidente federale Alfio Giomi commenta così le risultanze del lavoro della Procura Antidoping NADO Italia sul caso dei 65 atleti coinvolti nell'inchiesta "Olimpia": “Nel ribadire la totale fiducia nell’operato della Procura Antidoping del CONI, ed auspicando una rapida conclusione dell’iter giudiziario, ritengo opportuno sottolineare quanto già espresso a suo tempo (VEDI IN BASSO). Rispetto a quelle parole, vorrei solo ricordare che il Consiglio federale attualmente in carica ha stabilito il 28 febbraio dello scorso anno che gli atleti, al secondo mancato controllo e/o mancata comunicazione, perdano ogni forma di assistenza da parte della Federazione; ed inoltre, che lo stesso Consiglio ha varato il 20 dicembre 2013 il “Codice etico dell’atletica italiana”, che prevede, tra le altre cose, l’automatica esclusione dalle squadre nazionali per gli atleti condannati a pene superiori ai due anni di squalifica per fatti di doping".

Dichiarazione del Presidente Alfio Giomi del 18 settembre 2014

Avevo dichiarato che una volta approfondito l’argomento sarei ritornato ad esprimere una valutazione sul famoso elenco dei 38 atleti colpevoli, sia pure in misura molto diversa (per alcuni è evidente come non ci siano responsabilità o che siano solo marginali) di decine e decine di filling failure (non di missed test).

Credo che sia già possibile fare alcune considerazioni:

1) Appare sempre più incredibile dare una risposta a tutto quello che è successo. La somma di negligenze, superficialità, incompetenza, inadeguatezza, e chi più ne ha più ne metta, è senza fine. Proprio però per fare chiarezza va sottolineato che non si tratta di missed test (mancato controllo) ma di filling failure (mancata comunicazione). Ai fini delle Norme Sportive Antidoping approvate dal CONI hanno lo stesso peso ma sono infrazioni diverse. È comunque incredibile come non sia stata comminata alcuna sanzione in occasione delle prime infrazioni, cosa che, probabilmente, avrebbe fatto capire a tutti quanto grave fosse l’inadempienza. Ad ulteriore chiarimento il potere sanzionatorio è, a livello nazionale, competenza esclusiva della Procura Antidoping del CONI.

2) La vicenda riguarda tutto (o quasi) lo Sport Italiano e non solo l’Atletica. (Il numero degli atleti che erano inadempienti è di ben oltre i 100) Questo non sposta di una virgola la nostra responsabilità, ma serve ad inquadrare il problema nella giusta dimensione.

3) Scaricare solo sugli atleti la responsabilità di quanto è accaduto è troppo semplice. L’atleta è il punto di partenza e di arrivo di tutto il movimento  sportivo, ma in mezzo ci sono Tecnici, Società, Federazione, CONI. Assumiamoci tutti la nostra responsabilità.

4) Nel caso di filling failure non si parla di atleti dopati nè possiamo accostare automaticamente a tale problema l’idea di atleti che in odore di doping si siano sottratti ai controlli. Superficialità e negligenza sono pessimi compagni di strada, ma il doping è un’altra cosa.

Il presidente Giomi legge anche alcuni passaggi del messaggio diffuso dalla martellista Silvia Salis, ma tra i presenti a raccontare la sua esperienza c'è il bronzo olimpico Fabrizio Donato. “Mi trovo dentro a un ciclone, in un mondo che mi è estraneo - dichiara il triplista azzurro -. Ora però chiedo rispetto. E sento di poter parlare anche per i miei compagni di squadra. Nessuno di noi è stato trovato positivo. Nessuno ha eluso i controlli”. Si dice triste e sconfortato: “Quando fui convocato in Procura mi presentai sereno, anzi felice di avere l’opportunità di chiarire la situazione. Tanto che andai accompagnato da mia moglie Patrizia, che all’epoca era incinta di sei mesi, e senza avvocato. Andai fiducioso, sicuro della buona fede di chi avevo di fronte. Vorrei continuare ad avere fiducia nella giustizia”.

“Nella mia vita, non solo nella mia carriera - sottolinea Donato - ho sempre seguito la strada dell’onestà. Questa mattina, quando ho saputo di questo incontro con la stampa, ero al campo, ad allenarmi, come ogni giorno da 20 anni. A prepararmi per realizzare il sogno della mia quinta Olimpiade. La mia vita si svolge tra casa, campo e la scuola delle mie figlie, da dieci anni non vado nemmeno in vacanza. Io sono qui e ci metto la faccia, di nuovo. Ma quando parlate di noi, ricordatevi sempre che siamo atleti, ma anche uomini e padri di famiglia”.

Fonte Fidal.it

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa