Martin Dematteis, re della corsa in montagna, si racconta: fra il sogno olimpico e una dedica speciale

Di MARCO CESTE ,

Martin_Dematteis_2_medaglie_agli_Europei_2010.jpg (foto Chiampo)
Martin_Dematteis_2_medaglie_agli_Europei_2010.jpg (foto Chiampo)

Martin Dematteis, classe 1986 da Sampeyre in provincia di Cuneo, il più forte atleta italiano nella corsa in montagna. Il più forte da tre anni a questa parte, visti i titoli nazionali consecutivi nella specialità. E prima di lui, campione tricolore era stato nel 2008 il fratello gemello Bernard. Una passione e una predisposizione alla corsa fra i boschi e le montagne nati a Rore, piccola località della Valle Varaita, e cresciuta e perfezionata con la maglia della Podistica Valle Varaita, sotto le direttive dell'allenatore Giulio Peyracchia, presidente della società.

Un ragazzo che ancora giovane ha già vinto tanto e che non ha intenzione di fermarsi. La voglia di trionfare è ancora tanta, come sono tanti i sogni da realizzare e le dediche da fare. Una in particolare. Ce lo racconta lui stesso in questa intervista.

Martin, terzo anno di fila campione italiano: vincere è difficile, ma confermarsi ancora di più. Questa vittoria probabilmente ha un sapore diverso dalle altre. Quali sono le sensazioni?

Sono felicissimo, era tutto l’anno che sognavo di fare il triplete e ora tocco il cielo con un dito davvero, per me è il terzo sogno che si avvera di fila e se conto il successo di Bernard nel 2008, per i Dematteis è poker.

Non è stato per niente facile però, perché due mesi prima che iniziasse la corsa per il titolo è mancato un mio grande amico, Michele, un ragazzo di 19 anni nipote del mio allenatore Giulio Peyracchia.

Sono stati momenti durissimi, i più brutti della mia vita , ma poi grazie alla forza che ci dava Michi da lassù non ho mollato e sono riuscito a vincere il mio terzo titolo italiano consecutivo: lo dedico tutto a lui perché probabilmente senza di lui non avrei fatto nulla di tutto ciò…grazie Michele!

Anche in questa occasione hai messo alle tue spalle atleti molto quotati. C’è stato un momento in cui hai temuto di non farcela?

Si c’è stato, dopo la prima prova a Domodossola, dove ho chiuso 3° , ma soprattutto prima delle altre 2 prove a San Vito di Cadore e Zelbio dove ero praticamente obbligato a vincere, ma per fortuna è andata bene.

Hai confermato anche la vittoria nel chilometro verticale, sei in un momento di grande forma. Ora i mondiali in Albania: cosa ci dobbiamo aspettare?

Si, sono in un buon momento di forma ma i mondiali sono sempre i mondiali e non bisogna dimenticare che, soprattutto negli ultimi anni, anche nella corsa in montagna è arrivata l’Africa ed il livello internazionale si è alzato e anche di molto. Loro sono fortissimi, quasi imbattibili su percorsi veloci ma non andrò in Albania per fare la comparsa, potete starne certi che sono pronto a dare battaglia.

Facciamo un bel salto indietro nel tempo: tu, come tuo fratello Bernard, hai mostrato fin da giovanissimo una grande predisposizione per la corsa. Ma come è nata la passione per una disciplina dura come la corsa in montagna?

Beh quella passione è nata con noi in un piccolo paese di montagna a quasi mille metri sul livello del mare, Rore, frazione di Sampeyre, in Valle Varaita, ed è cresciuta sempre di più assieme a noi.

Fin da piccoli con gli amici si correva, per gioco, sui sentieri, nei prati e nei boschi vicino casa.

Anche prima di iniziare a gareggiare è come se avessimo sempre saputo che il correre, e il correre in montagna in particolare, è sempre stato nel nostro destino.

A livello di preparazione, quali sono per te gli allenamenti più importanti? E quali i più duri? Per ottenere risultati importanti in questa disciplina, è sufficiente un ottimo allenamento, o è fondamentale possedere precise caratteristiche fisiche e atletiche?

Sono due gli allenamenti importanti secondo me. Uno è quello di fare delle simulazioni delle gare che si andrà ad affrontare in base al percorso che si incontrerà, dunque su circuito Sali e scendi, oppure in sola salita. L’altro consiste in ripetute da 500/1000/2000 metri su un terreno sterrato e leggermente a salire o scendere. Non saprei quale sia l’allenamento più duro per me, li trovo tutti impegnativi in modo diverso e comunque divertenti. Credo che per eccellere nella corsa in montagna ci voglia sia una ottima preparazione atletica e fisica ma che questa non basti, ci vuole certamente un po’ di abitudine e attitudine a correre nello sconnesso, nel difficile, senza appoggi sicuri come su pista o strada, ma piuttosto come si può trovare nei cross … ma soprattutto ci vogliono tanta passione e amore per questa disciplina.

Parlando del mondo della corsa in generale, sono sempre meno i giovani che si avvicinano in maniera seria a questo sport. Perché secondo te?

Riflettendo penso che la colpa non sia solo dei giovani ma siamo piuttosto della società moderna in generale, dove il fare un minimo di fatica sembra diventato una cosa terribile, un tabù, anche per brevissime distanze si utilizza la macchina e non le proprie gambe. I bambini non corrono più dietro un pallone e non giocano più con le bambole, ma giocano ai videogame e guardano la televisione dove lo sport si pratica per dimagrire e nelle palestre, invece di riscoprire la bellezza di una corsa o una passeggiata all’aria aperta. Penso che quando ci si riabituerà a fare un po’ di fatica, alla base in tante cose, allora torneranno esserci nuova linfa e nuovi campioni per tutte le discipline, velocità e fondo che siano.

Tu sei ancora molto giovane: quali sono i tuoi sogni e progetti futuri?

Beh sono giovane e ho tanti sogni da inseguire …nello sport ho sempre una gran fame e voglia di vincere, e forse sarà banale ma il sogno che ho fin da piccolo è quello di riuscire un giorno a partecipare ai giochi olimpici. Non so se mai riuscirò e in quale disciplina dell’atletica, ma sognare non lo vieta nessuno.

Poi vorrei costruire una famiglia, trovare una ragazza che mi ami, e io lo stesso con lei, perché l’amore è importantissimo per me, condividere tutto assieme e avere dei figli da crescere con tutto l’amore che un papà e una mamma possono dare.

Questi sono i miei più grandi sogni ma volevo, se mi è permesso, concludere con 3 grandi grazie, come il numero di titoli che ho conquistato:

Grazie a Giulio, il mio amico allenatore, ai gialloneri per l’affetto che mi trasmettono sempre ed ai miei genitori perché hanno sempre creduto in me.

Grazie al gruppo sportivo esercito che mi dà la possibilità di praticare l’atletica, lo sport che amo, da professionista.

E per ultimo il mio grande grazie è per un ragazzo che non c’è più ma che se ci crediamo vive in mezzo ai nostri sorrisi, e senza il quale non sarei qui a parlare di tripletta tricolore e dei miei sogni .E’ il mio grande grazie, grazie di cuore Michi!



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