L'Editoriale del Presidente Fidal Piemonte Maurizio Damilano sullo stato dell'atletica

Di GIANCARLO COSTA ,

Siamo alla vigilia dell'inizio dell'attività in pista - anche se qualche anteprima è già stata realizzata particolarmente in ambito provinciale e per l'attività giovanile - che farà entrare la stagione dell'atletica nel suo vivo. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni abbiamo trascorso un inverno ricco di eventi e anche di buoni risultati per la nostra atletica regionale.

Adesso siamo chiamati per certi versi a tirare le somme tra quell'attività invernale, che solitamente è propedeutica a quella estiva e non finalizzata a se stessa, e raccoglierne i frutti con quelle prestazioni tecniche che caratterizzano la qualità del nostro sport e del lavoro svolto in inverno.

E' quindi il momento per far giungere un caloroso augurio agli atleti, ai tecnici ed alle società perché questo scorcio di stagione sportiva che solitamente denominiamo "estiva" possa essere ricca di successi e soddisfazioni.

Credo sia però anche il momento per soffermarci un attimo a riflettere sulle gioie ed i dolori della nostra atletica. Dopo i mondiali di Berlino sono stati mesi di polemiche più o meno sottili, di iniziative più o meno importanti, ma spesso mi è parso di sentire, leggere od ascoltare cose dette tante altre volte.

Credo che nessuno possa nascondere che non sempre i risultati sportivi hanno soddisfatto a pieno. E neppure si possa dire che il nostro mondo sia in crescita in quelle fasce di età che garantiscono i risultati agonistici di rilievo. Aumentare i numeri della categoria esordienti e di quella master non significa obbligatoriamente una crescita dell'atletica, anche se sta a significare che la disciplina non è in una fase di recessione totale.

Ma neppure credo sia da gettare unicamente la croce sulla dirigenza federale. Il mio parere è che la crisi si evidenzi molto nel nostro modello sportivo complessivo. Una conferma è venuta dalle Olimpiadi Invernali in Canada.

Non sono state che una ulteriore sottolineatura della difficoltà di risultati (ma io direi di protagonisti individuali veri) palesati dall'atletica ai mondiali di Berlino e da altri sport nei propri singoli eventi mondiali o continentali. Il modello che per oltre 40 anni ha fatto invidia a gran parte del mondo è probabilmente oggi irrimediabilmente vecchio.

Lo sport mondiale è cambiato molto. Il protagonismo, e di conseguenza il prevalere del risultato singolo, del campione personaggio, delle contaminazioni economiche (giuste e sacrosante, ma a volte più forti del sistema) hanno e stanno cambiando sempre più faccia al mondo sportivo.

Si fa sport, o si decide di proseguire a farlo, spesso per arrivare a guadagnare soldi, a risolvere i problemi della propria vita, a salire la scala del jet set, a discapito di molti altri valori, ma soprattutto obbligando a ripensare la distribuzione delle risorse dedicate allo sport.

A mio parere proprio questo è il nodo del problema.

Lo sport italiano sta continuando a percorrere una strada in parte assistenzialistica senza trovare soluzione alla necessità di rileggersi tra modello sociale e modello agonistico di qualità. Non abbiamo uno sport povero economicamente, ma costretto a intervenire in troppe direzioni e quindi meno efficacemente in quell'area in cui gli investimenti potrebbero garantire maggiori risultati di livello. Stato e Sport lottano su fronti comuni (spesso, ma non sempre!) ma si palleggiano ruoli e ambiti di investimento che, a mio parere, dovrebbero essere chiariti in modo netto. Insomma: chi fa che cosa!.

Lo sport dei giovani, quello di base per intenderci, non può sopravvivere a fatica alle necessità dello sport olimpico, ma deve essere aiutato con più forza dagli Enti Amministrativi pubblici (noi non siamo del tutto sfortunati in tal senso).

Sport (qualità) e società (accesso allo sport e primo sviluppo sotto l'organizzazione della federazione) debbono contribuire insieme a sviluppare questi ambiti. Il resto deve essere "amore per lo sport".

Lo dico senza retorica. Deve essere il farlo per se stessi, per la passione che si ha dentro ed allora sarà più facile non disdegnare qualche spesa in più a favore del sistema, perché è il sistema a garantire continuità, credibilità ed autorevolezza allo sport amato. In poche parole l'auto finanziamento tante volte auspicato all'interno della Federazione deve essere chiaro e motivato e non una semplice battaglia tra chi rappresenta tutti (la Federazione) e chi rappresenta in prevalenza se stesso (chi propone eventi).

Qualcuno dirà: ma cosa centra tutto questo con la nostra realtà? In effetti centra molto. Il non avere una visione aperta a 360 gradi sui problemi non può permettere di uscire da logiche ristrette ma favorisce il richiudersi sempre più su se stessi.

E' chiaro che oggi, vuoi per la scarsità delle risorse vuoi per le difficoltà di proposta, si fatica tutti all'interno dell'atletica e dello sport. Però l'autocommiserazione, quando non peggio l'egoismo per le proprie attività o l'invidia per quelle degli altri, sono una via senza uscite.

Quel'è la medicina per questa situazione? Se io, come altri, avessimo l'antidoto l'avremmo già usato. Io penso servano idee veramente diverse e che tengano conto del cambiamento sportivo in atto da diversi anni. Riconsiderare il ruolo della Federazione stessa, del mondo societario, di quello agonistico, organizzativo  e, quanto mai necessario ed indispensabile, di quello tecnico sono ragionamenti che tutti siamo chiamati a fare. Vi è però un presupposto alla base: il cuore tecnico del nostro sport deve tornare fortemente al centro degli interessi di tutti senza condizionamenti ed invidie.

Solo risultati sportivi di qualità garantiscono solidità ed autorevolezza ad una disciplina sportiva ed alla sua Federazione. Io pertanto credo che quanto ho già avuto modo di dire più sopra circa il rapporto tra modello sociale e modello agonistico qualificato dell'atletica possa essere un buon argomento su cui riflettere.

Estratto da Piemontatletica MARZO/APRILE 2010

Maurizio Damilano - Presidente Fidal Piemonte

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa



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