Francesca Canepa seconda nel circuito mondiale Skyrunner Ultra Series dopo l'Ultra Race of Champions a Vail, in Colorado (USA)

Di GIANCARLO COSTA ,

Francesca Canepa vincitrice del Tor des Geants 2013 (foto Alessio Avetta)
Francesca Canepa vincitrice del Tor des Geants 2013 (foto Alessio Avetta)

Di Luca Casali

«Giusto così. Avessi vinto io sarebbe stato un successo che non avrebbe rispecchiato i valori in campo. Emelie Forsberg è la più forte». Francesca Canepa è seconda nella Skyrunner Ultra Series ma il suo podio vale come una vittoria: Forsberg ha vinto il circuito con 320 punti davanti ai 265 della valdostana e ai 206 dell’americana Stephanie Howe. Mai prima d'ora nessun italiano (sia tra gli uomini sia tra le donne) aveva potuto tanto. Stare là in alto, nell'Olimpo delle migliori ultra trailer al mondo è roba da campioni veri. All'Ultra Race of Champions (a Vail, in Colorado) Canepa è arrivata quarta, in una gara che per gli americani è un Mondiale. 

Canepa, l'ha battuta una fuoriclasse, Emelie Forsber, la signora Burgada, che ha vinto gara e Coppa del Mondo. Giusto così?  

«Giusto e soddisfacente così. Sono molto contenta della mia prova. Mi avessero detto prima di partire che avrei fatto una gara così (4a a 49' da Forsberg, che dopo 12 ore di gara sono un'inezia) non ci avrei creduto. Sono andata molto bene sia in discesa sia in pianura e, paradossale, mi è mancata la salita, il mio punto di forza d'abitudine. Ma a 15 giorni dal Tor non potevo che aver recuperato in parte la forza». 

Era partita nemmeno troppa convinta; torna con il sorriso e con i complimenti di Kilian Jornet Burgada. E con il secondo posto in Coppa.  

«Torno con tanti ricordi nel cuore che mi hanno fatta stare bene. I complimenti di Kilian sono stati una soddisfazione. Se uno come lui si accorge di me vuol dire che ci sono. Torno con il sorriso perché gli statunitensi hanno un grande rispetto per lo sport e per gli atleti; torno contenta perché è stato bello sentire pronunciare il proprio nome da perfetti sconosciuti che ti davano pure il cinque e ti dicevano che stavi andando da Dio anche se avevi la sofferenza disegnata in volto. L'Uroc per gli statunitensi è un campionato del mondo. Per me era una gara difficile: 19 chilometri di asfalto, correre in quota e veloce con il Tor nelle gambe. Invece, ce l'ho fatta. Per questo sono contenta».

Dove può arrivare Francesca Canepa?  

«A mettere insieme una gara nella quale vado al 100% del mio potenziale in piano, in salita e in discesa. Per ora non ce l'ho ancora fatta. Per questo dico che è stato giusto che abbia vinto Emelie. Quest'anno sono migliorata: sono andata meglio in gare che non sono le mie; mi sono divertita di più sia a correre in allenamento sia in gara. Sono una competitiva e un'esigente, soprattutto con me stessa ma sto cambiando. E anche il trail sta cambiando: gli statunitensi vivono di questo sport. Da noi non è ancora così ma sta cambiando».

Si è sempre piaciuta quest'anno?

«No, all'Eiger (che ha vinto, ndr) per niente. Mi sentivo ed ero devastata. È stata dura finire quella gara. Se devo scegliere una gara scelgo proprio l'Uroc perché in quella a me meno favorevole ho preso meno distacco da Forsberg».

Per vincere la Coppa bisogna puntare al massimo: con tre risultati buoni su cinque gare bisogna pensare solo a vincere. Come la Forsberg.

«L'anno prossimo mi piacerebbe provarci. Fare tutte le gare con l'obiettivo di centrare il risultato grosso. Ho studiato le mie avversarie: fanno molte più gare di me, anche corte, per velocizzare l'azione».

E il Tor des Géants?  

«Non lo so. Ad agosto dissi che sarebbe stato l'ultimo; adesso penso che sarebbe bello abbassare il tempo».

L'Ultra Trail du Mont Blanc le è rimasto indigesto?  

«Molto. Ritirarsi così, con una serie di storte, fa male. Ma non è un'ossessione quella gara».

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa



Può interessarti